Francesca Bina

Dai comitati cittadini del Ponente genovese una voce in Regione: la battaglia continua.
Sono nata a Roma da genitori genovesi nel 64.
A vent`anni ho fatto le valigie e sono venuta a Genova per lavoro e qui sono rimasta perché per quanto sia bella Roma, Genova mi ha sempre fatto sentire più a mio agio e non sono pentita della mia scelta.
Da quando ho lasciato casa ho operato in diversi campi, approdando infine all`aeroporto di Genova dove sono tutt`ora impiegata.
Sono sempre stata particolarmente sensibile nei confronti delle problematiche ambientali. Fin da piccola ho annaspato nei sensi di colpa per ciò “che rimarrà a chi rimarrà”.
Una vita vissuta stando attenta a non lasciare accesa la luce in bagno perché mi raccontavano che se un popolo numeroso come quello cinese avesse deciso di utilizzare tutta l’energia che impieghiamo noi occidentali ci sarebbe stato un black out mondiale e quindi il finimondo.
Una vita passata a chiudere il rubinetto dell’acqua anche tra una spazzolata di denti e l’altra, a fare la pipì più volte senza tirare la catena, perché avevo letto che un bambino del terzo mondo con la quantità d’acqua di una tirata di sciacquone ci beveva tre giorni.
Una vita passata a fare la raccolta differenziata, ad usare fiammiferi anziché accendini bic che sembra si disintegrino solo dopo milleduecento anni…montagne di plastica color pastello.
Una vita passata a documentarmi su cosa mangiare, a studiare le etichette cercando di farmi ingannare il meno possibile. Una faticaccia….
Ho accettato di candidarmi con il gruppo dei Verdi perché sono stufa di vedere persone al potere che se ne fregano della nostra salute, ed estremamente stupita che se ne freghino anche della loro e di quella dei loro figli.
Quando dopo 28 anni di prigionia, Nelson Mandela, Nobel per la pace, venne liberato disse che non c`e` una strada facile per la libertà. Questo e` terribilmente vero, non esiste una strada facile per la libertà come non ne esiste una facile per il diritto alla salute, e questo e` doppiamente terribile perché la libertà senza salute, diciamocelo, non ce la possiamo godere un granché.
Basterebbe un briciolo di buon senso appena, almeno per iniziare.
I miei obiettivi sono parecchi: una raccolta porta a porta per una filiera industriale finalizzata al riciclo dei rifiuti, pertanto niente inceneritori e gassificatori, riduzione alla fonte degli imballaggi, incentivi per sostenere la produzione locale e biologica, una seria politica urbanistica legata a stringenti parametri di efficienza energetica (colonnine per la ricarica dei mezzi elettrici) e per una mobilità sostenibile percorsi seri ciclabili.
Sono convinta, e lo sono davvero, che il nostro impegno, unito alla partecipazione e alla fiducia di ogni singolo cittadino, renderà possibile, per la nostra regione, un cambiamento degno di essere chiamato tale.










